Nell’ascoltare le mie tumultuose e faticosamente gestibili emozioni, ho trovato quella che chiamo “la terra promessa”.
L’ho raggiunta attraversando le mie zone d’ombra, oltre il dolore e la paura, passando per quel sentiero che per tanto tempo avevo accuratamente evitato. Ho compreso che la ricerca delle risposte, così come le risposte stesse, non è qualcosa di esterno a noi, ma una rivelazione interiore che attraversa il fuori, ma si manifesta dentro.
Per anni mi sono chiesta se il mio modo di percepire il mondo fosse sbagliato. Se fosse esagerato. Se fosse fuori dalla norma. Mi è sembrato che la mia intensità emotiva fosse un castigo, piuttosto che un dono. Mi sono sentita dire più volte che dovevo “contenere” le mie emozioni, che dovevo “imparare a non sentire così tanto”, che la mia ipersensibilità era un limite, un difetto e non una risorsa. Ricordo addirittura che una volta mi hanno detto che ero perfino “melodrammatica”!
L’idea di dovermi conformare ad un ideale di normalità mi ha fatto avvertire un profondo senso di solitudine, come se fossi l’unica a navigare in un oceano in tempesta immaginario, mentre gli altri sembravano remare allegramente su acque tranquille e serene.
Tuttavia, col tempo, ho iniziato a comprendere che la mia capacità di percepire le sfumature emotive, sia nei rapporti interpersonali che nella bellezza del mondo circostante, potesse in realtà arricchire la mia vita e quella degli altri, rendendomi più consapevole ed in grado di supportare chi era in difficoltà.
Oggi, mi sembra così chiaro che quasi mi stupisco di non averlo sempre saputo o quantomeno, compreso prima.
Quella che un tempo consideravo una fragilità, ho scoperto essere una delle mie più grandi forze. Il mio sentire così intensamente, la mia capacità di percepire sfumature che agli altri sfuggono, la mia attenzione ai dettagli invisibili… tutto questo non è affatto un errore on “difetto di fabbrica”, ma una parte integrante preziosissima di chi sono.
E poi, qualche anno fa, ho scoperto di non essere sola.
Cos’è l’Alta Sensibilità?
Oggi questa caratteristica ha finalmente un nome: Persone Altamente Sensibili (PAS).
Il termine è stato coniato dalla psicologa Elaine Aron, che ha studiato per anni questa caratteristica, arrivando alla conclusione che circa il 20% della popolazione (Guarda caso una percentuale che mi ricorda altro…)è dotato di un sistema nervoso più sensibile agli stimoli esterni ed interni. Questo significa che le persone altamente sensibili percepiscono il mondo in modo più intenso: suoni, luci, emozioni, atmosfere… tutto arriva con una forza amplificata, come se la loro pelle fosse più “sottile e permeabile” rispetto a quella degli altri.
Ma questo non è un difetto. È una neurodiversità.
Pensiamo ad un musicista con un udito sopraffino, capace di distinguere note impercettibili. O ad un pittore che vede sfumature di colore che per altri non esistono. O ad uno scrittore che riesce a tradurre in parole l’invisibile. Nessuno si sognerebbe mai di dire che queste capacità siano un “problema” né tantomeno un difetto. Eppure, quando si tratta di emozioni, nella nostra società vige ancora una sorta di “norma invisibile” che ci dice che sentirle “troppo” è sbagliato, che essere profondamente empatici è una debolezza, che provare emozioni forti è un limite da superare.
Sul serio?!
Viviamo in una società che premia la velocità, l’efficienza, la razionalità. Ci viene insegnato fin da piccoli che dobbiamo controllare le emozioni, che il mondo appartiene ai più forti e che la sensibilità è un ostacolo.
Eppure, è proprio questa visione che ha portato a livelli di stress ed ansia senza precedenti, specialmente nei paesi cosiddetti “civilizzati”. Secondo diverse ricerche, disturbi come burnout, depressione ed ansia cronica sono in costante aumento. Chissà come mai?!
E io mi chiedo: davvero potete credere sia un caso?
Se reprimiamo le emozioni, se ci allontaniamo da ciò che sentiamo, se ci imponiamo di diventare come sembra ci voglia la società: “macchine da lavoro” sempre produttive e distaccate… davvero possiamo sorprenderci se poi ci sentiamo esausti, disconnessi, spenti?
La verità è che la sensibilità non è un problema. E’ un superpotere che non si sa bene perché, non si vuole che sviluppiamo!
Invece di cercare di conformarci ad un modello che non appartiene al modo in cui funzioniamo come esseri umani, visto che la società siamo noi, possiamo imparare a valorizzare la nostra sensibilità come il dono che è.
💜 Essere altamente sensibili significa avere un’intelligenza emotiva più sviluppata. Le PAS sono spesso persone capaci di comprendere profondamente gli altri in modi non usuali e di creare per questo, connessioni di altissimo valore.
💜 Significa avere una creatività straordinaria. Molti artisti, scrittori e pensatori innovativi sono altamente sensibili, perché il loro modo di percepire la realtà permette loro di vedere oltre la “superficie visibile”.
💜 Significa cogliere dettagli che sfuggono agli altri. Che si tratti di piccole sfumature nelle espressioni di chi ci sta intorno o di leggere tra le righe di una situazione complessa, la nostra sensibilità ci permette di essere osservatori attenti e profondi.
💜 Significa vivere le emozioni con intensità. E sì, a volte questo può sembrare un peso. Ma significa anche sperimentare la bellezza della vita in un modo che gli altri non possono neanche immaginare.
Come Proteggere la Propria Alta Sensibilità
Se è vero che essere sensibili è un dono, è anche vero che può essere impegnativo vivere in un mondo che non sempre lo comprende. Ecco alcuni consigli che possono aiutare:
- Dare valore al proprio tempo da soli. Le PAS hanno bisogno di momenti di solitudine per ricaricarsi. Concedersi spazi di quiete non è egoismo, è reale sopravvivenza.
- Imparare a dire di no. Non possiamo salvare tutti, non possiamo assorbire tutte le emozioni del mondo. Imparare a mettere dei confini è fondamentale, anzi, oserei dire vitale.
- Scegliere con cura le persone di cui ci circondiamo. Le persone altamente sensibili assorbono molto dagli altri. Per questo è essenziale circondarsi di chi porta luce e non di chi prosciuga energia.
- Accogliere la propria unicità. Smettiamo di vederci come “troppo” o “sbagliati”. Iniziamo a riconoscere il valore della nostra sensibilità e a viverla come una ricchezza.
La domanda che dovremmo farci tutti è che forse il vero problema non è che alcune persone sentono “troppo”, ma che il mondo ha imparato a cercare di sentire meno.
Forse la soluzione non è smorzare la nostra sensibilità, quindi, ma permettere agli altri di riscoprire la propria.
Forse, invece di adattarci ad un modello che non ci appartiene, possiamo imparare a creare un nuovo equilibrio, uno in cui la sensibilità non è una debolezza, ma uno strumento potentissimo per un’umanità più consapevole, più genuina, più vera, più viva.
E voi? Avete mai sentito “troppo” in un mondo che sembra premiare chi sente “poco”?
Sempre con Amore,
Monica


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