
Mi chiamo Monica Barovier.
Infermiera e Health Coach (AIHC).
Per oltre vent’anni ho lavorato in contesti ad alta intensità assistenziale: urgenza ed emergenza, assistenza complessa, cure palliative.
È lì che ho compreso una verità semplice e scomoda: la tecnica è fondamentale, ma da sola non basta.
Le persone non soffrono solo per ciò che accade.
Soffrono per come il loro sistema nervoso riesce – o non riesce – a reggere ciò che accade.
È da questa consapevolezza che nasce il mio lavoro oggi.
Ho scelto di approfondire ciò che spesso resta invisibile, ma che regge tutto:
la relazione, la presenza, la capacità di “stare” anche quando è scomodo.
Nel tempo ho sentito il bisogno di spostare il mio focus professionale.
Non per allontanarmi dalla cura, ma per andare più a fondo.
Oggi non esercito più l’infermieristica clinica tradizionale.
Mi occupo di relazione d’aiuto, educazione all’autoregolazione emotiva e sviluppo dell’autonomia interiore, lavorando con singoli, gruppi, professionisti, enti ed organizzazioni.
Il mio lavoro nasce da una matrice infermieristica solida e si è evoluto integrando studi e pratiche orientate alla consapevolezza, alla presenza e alla responsabilità personale.
La mia formazione integra competenze sanitarie, educative e relazionali.
Nel mio percorso ho approfondito in modo strutturato:
- Laurea in Infermieristica
- Studi in Psicologia dell’educazione
- Comunicazione efficace ed intelligenza emotiva applicata
- Gestione dello stress e regolazione del sistema nervoso
- Coerenza cardiaca (regolazione attraverso respiro e corpo)
- Mindfulness non terapeutica (educativa, non clinica)
- PNL e PNL ipnotica (Programmazione Neuro-Linguistica ipnotica)
- Lavoro identitario, archetipi del cambiamento e timeline
- Supporto e coaching per neurodivergenze (Alta Sensibilità, ADHD, ecc.)
Non per “diventare altro”.
Ma per essere una professionista della relazione d’aiuto più completa, più consapevole, più onesta.
Il mio approccio infatti è chiaro e dichiarato:
educa all’autonomia, non crea dipendenza.
Rafforza, non sostituisce.
Accompagna senza invadere.
Promuove responsabilità, non delega.
Credo in una relazione d’aiuto che restituisce potere alla persona.
In una cura che non trattiene, ma prepara.
In una presenza professionale che regge l’essere umano senza aver bisogno di etichette.
Educare all’autoregolazione emotiva è parte della cura.
Anche quando il sistema culturale non è ancora pronto a riconoscerlo.
