Ci sono cose che ci calmano. Ma non sono presenza.
L’altro giorno ero in un posto vicino casa che amo da sempre, che si affaccia sulla laguna con Venezia sullo sfondo.
Una piccola barca a vela scivolava sull’acqua, senza rumore.
E intorno… le persone si perdevano lo spettacolo, con il naso appiccicato allo schermo del loro smartphone.
Per quanto questa scena abbia a mio avviso dell’allucinante e fino ad una ventina d’anni fa moltissime persone avrebbero convenuto con me, sempre più spesso ognuno di noi si ritrova a fare la stessa triste constatazione, a prescindere dal dove si trova e a far cosa.
Il punto è: perché?
Ci sono spazi in cui, improvvisamente, il corpo si rilassa….
Il respiro si allarga….
La testa smette di correre.
Ormai non succede quasi più perché qualcuno “ci ha capiti fino in fondo”.
Ora succede perché, per un attimo, non dobbiamo difenderci.
Non dobbiamo spiegare.
Non dobbiamo essere per forza coerenti.
Non dobbiamo rispondere alle aspettative di nessuno.
E sempre più spesso ormai, questi spazi non sono più relazioni umane.
Sono momenti solitari.
Schermi.
Interfacce.
Zone neutre.
È facile liquidare tutto questo come “dipendenza” o “fuga”.
Molto più raro è fermarsi a chiedersi: che bisogno sta cercando di essere ascoltato, lì sotto?
Ed eccoci arrivati al paradosso che ci vedo io e che quasi nessuno nomina.
Viviamo in un sistema che ci tiene costantemente in allerta.
Valutati.
Interpretati.
Corretti.
Esaminati.
Il nostro corpo impara fin troppo presto che stare in relazione significa esporsi.
Ed è allora che ogni spazio che in qualche modo abbassa la soglia di minaccia viene percepito come un balsamo….come sollievo.
E non perché sia profondo o realmente nutriente.
Ma perché è semplicemente prevedibile.
Cosa intendo? Provate a pensarci….
Nel web, in qualsiasi modalità e forma: entro quando voglio. Esco quando voglio. Scelgo io. Controllo io. Regno.
E questo, a livello neurofisiologico, calma sul serio.
Ed è esattamente qui, che nasce “l’equivoco”.
Quando il sistema nervoso è cronicamente sotto stress, qualsiasi esperienza riduca l’attivazione viene vissuta come “buona”.
Il problema ovviamente non sta nel fatto che cerchiamo sollievo, ben s’intenda.
Il problema sta nel meccanismo che ci porta a delegare a qualcosa di esterno una funzione che non può (e mai potrà) sostituire ciò che imita. Ovvero la nostra Presenza.
Perché? Beh, innanzitutto perché il sollievo ripetibile, immediato, controllabile…attiva il circuito della ricompensa.
E senza accorgercene, ciò che sembrava uno spazio di respiro diventa solo un altro loop. E mica perché siamo fessacchiotti….
Ma perché siamo stanchi. E tanto anche. E cerchiamo continuamente un “angolo di pace”.
E sia chiaro: qui non sto mettendo sul banco degli imputati niente e nessuno, sto osservando in modo analitico questi nostri meccanismi.
I dispositivi tecnologici, internet, i social, l’I.A…..TUTTI questi strumenti, non sono il nemico.
Sono dei meravigliosi specchi funzionali.
Mostrano quanto siamo affamati di spazi senza giudizio.
Di silenzi non invasi.
Di relazioni che non richiedono “prestazioni”.
La cosa che importa, a mio parere, è che in tutto questo deve esserci chiaro che la calma che offrono è solo una tregua, non una casa dove restare vita natural durante.
Anche perché se ci togliessero questo illusorio luogo dove stare, cosa faremmo? Precipiteremmo nell’angoscia e nello smarrimento? È probabile.
L’unica vera casa dove ricordarci di tornare siamo noi. La nostra Presenza significa questo. Quando siamo Presenti, non c’è attacco, offesa, giudizio esterno o contestazione che possa distruggerci.
Ma la devi scegliere. E devi essere disposto anche alle sue “scomodità”. E’ un po’ come un superpotere innato ma inutilizzato ed atrofizzato, che va risvegliato ed allenato. E merita di gran lunga la fatica!
Perché la Presenza vera non è controllabile.
Non la accendi e non la spegni. E ti rende Libero. Per davvero.
Eppure, siamo finiti per temerla…perché non ti garantisce che non verrai fraintesa o frainteso.
Non ti protegge dall’alterità.
(Ed è proprio per questo che trasforma)
Oggi la Presenza viene insegnata come una competenza da acquisire.
Una pratica.
Un esercizio.
Un obiettivo.
Ma la verità è più semplice e più scomoda: la Presenza è il nostro stato naturale.
È l’iperattivazione che ce ne ha allontanati.
La Presenza non è una tecnica. È solo uno stato che abbiamo letteralmente disimparato.
In un mondo che premia la velocità, l’adattamento e la performance, esserci davvero è diventato raro, complicato. Quasi sovversivo.
Eppure cerchiamo ovunque qualcosa che assomigli a quel sentire.
E lo facciamo anche e soprattutto dove non può esserci.
Forse la domanda, a questo punto, non è “cosa ci calma”.
Ma cosa siamo disposti a sentire, quando smettiamo di evitarci?
Non è la tecnologia che ci allontana da noi.
È l’uso che ne facciamo quando la Presenza diventa troppo “faticosa”.
Perché la Presenza non promette conforto immediato. Anzi.
Non è sempre piacevole.
Non è sempre comoda.
Tuttavia è l’unico luogo in cui il loop si interrompe.
E non perché facciamo qualcosa.
Ma perché, finalmente, ci siamo.
Una barca a vela non controlla il vento.
Non lo forza.
Non lo evita.
Si lascia attraversare, aggiusta l’assetto e resta in relazione.
Forse la Presenza è questo: smettere di cercare un luogo dove rifugiarci e tornare ad abitare il punto esatto in cui Siamo.
Non è sempre comodo.
Non è sempre facile.
Ma piuttosto che continuare a spostare fuori la “colpa” di tutto, forse qualche riflessione dovremmo farla… e forse, qualche responsabilità nelle scelte che facciamo è tempo che ce la prendiamo.
Perché la tecnologia non è il problema.
È solo il sintomo.
Il sintomo di quanto essere Presenti sia diventato faticoso, esigente, scomodo.
La Presenza non consola.
Non protegge.
Non garantisce.
Ma è l’unico luogo in cui non stiamo scappando. E l’unico in cui siamo davvero Sovrani. Ed “Essere Sovrani di sé” e “regnare da qualsivoglia parte” sono due cose molto differenti e non paragonabili. Almeno a mio parere.
E allora si, non serve imparare altro.
Serve solo ricordarsi come si fa a restare.


Lascia un commento