Oggi voglio parlarvi del cuore della mia intera esistenza…voglio parlarvi del mondo visto da una Persona Altamente Sensibile.
C’è chi passa la vita a fare spallucce…
E poi ci siamo noi: quelli che sentono il mondo.
Un rumore di fondo.
Un’espressione sul volto di qualcuno, piena di significati non detti.
Una parola pronunciata con un tono diverso, sottolineato da un silenzio carico di tutto…
E già lo stomaco si stringe, il cuore si agita, la mente corre in mille direzioni, cercando di decifrare l’invisibile, di afferrare ciò che si cela dietro quelle sfumature che cogli solo tu.
Siamo perennemente immersi in una dimensione in cui ogni dettaglio sembra amplificato, dove l’incertezza diventa palpabile e le emozioni degli altri si insinuano e ti travolgono, soprattutto quando chi le prova non se ne accorge.
E quando ancora non sai di essere una PAS, è lì che tutto diventa ancora più confuso: quelle emozioni ti sembrano tue. Ti convinci di avere un problema, di essere fragile, di essere “troppo”.
Ma la verità è che stai assorbendo anche ciò che non appartiene a te — emozioni sottili e non consapevoli di chi ti sta accanto.
E se quella persona non è Altamente Sensibile, aggiunge inconsapevolmente il “carico da novanta”: frasi come “Esageri”, “Fai una tragedia per niente”, “Sei troppo sensibile”.
E tu, senza saperlo, ti stai solo facendo specchio. Le senti per poterle mostrare, restituire, donare.
Un atto di amorevolezza infinita, che va oltre qualsiasi riflessione razionale.
Questo non è un vezzo. È un funzionamento neurologico specifico, prezioso, che appartiene solo a circa 15–20% della popolazione mondiale. E se lo vivi, non è per caso.
Se stai leggendo e hai pensato: «Oddio, sono io»…
Probabilmente sei una Persona Altamente Sensibile (PAS).
Se invece ti è venuto in mente qualcuno che conosci… resta. Ti sto per far entrare nel suo mondo.
Essere PAS: non è un difetto, ma – come lo chiamo io – un cuore ad alta definizione
Essere PAS non è semplicemente essere ipersensibili, né “essere deboli”, “facili al pianto” o “non saper reggere lo stress”.
È avere un sistema nervoso finemente tarato, che elabora ogni stimolo in profondità e con un’intensità non comuni.
Significa notare dettagli che altri ignorano, percepire vibrazioni emotive in ogni sguardo e in ogni gesto, essere profondamente ed intimamente toccati da qualsiasi cosa …dalle ingiustizie, dalla bellezza, dalla musica… fino alle ossa.
È un’esperienza profonda che ci connette con il mondo circostante e con le storie non raccontate delle persone che incrociamo. Questa sensibilità ci permette di vivere ogni attimo con intensità, di amplificare le emozioni e di trovare significato anche nei momenti più semplici, portando una maggiore consapevolezza e apprezzamento per la vita che scorre intorno a noi.
È un po’ come avere un cuore ed un cervello ad alta definizione.
Bellissimo. Potentissimo. E… sì, quasi sempre faticosissimo.
Il rovescio della medaglia
Questa sensibilità è un dono immenso, ma può facilmente diventare una gabbia. E generare la sensazione di vivere una condanna, come in un incubo.
Il sovraccarico sensoriale ti avvolge come un manto pesante che non riesci a scrollarti di dosso.
L’ansia può salire senza preavviso, come un’onda invisibile che ti afferra e ti trascina via, lasciandoti confusa e smarrita; non ne comprendi nemmeno il perché, eppure la senti pulsare dentro di te, come un tamburo che batte incessantemente.
Ci sono emozioni che sembrano onde altissime, e tu lì… senza tavola da surf, incapace di destreggiarti in ciò che provi, mentre il mondo attorno a te continua a girare normalmente come se nulla fosse.
E poi c’è quella frase che torna sempre: “È perché sei troppo”.
Troppo emotiva, troppo complicata, troppo intensa.
Così impari a spegnerti. A rimpicciolirti. A funzionare bene per gli altri… mentre dentro ti frantumi.
Ma cosa serve davvero ad una PAS (e a chi le sta vicino)?
No, non serve “irrobustirsi” o farsi “passare la sensibilità”.
Serve imparare a padroneggiarla, non subirla.
Serve smettere di combattere contro la propria natura ed iniziare a danzare con essa.
Serve ascoltare il corpo, riconoscere i segnali prima che diventino tempesta, proteggere i propri spazi, nutrire le relazioni che nutrono… e lasciare andare quelle che prosciugano. Anche quando questo fa male.
E se non sei PAS ma vivi o lavori con qualcuno che lo è… il dono più grande che puoi fare è comprendere.
Non chiederle di “cambiare”, non farla sentire sbagliata: rispetta i suoi tempi, i suoi silenzi, i suoi modi. È così che una persona sensibile può fiorire e riempirti di doni che nemmeno riesci ad immaginare…
Come lavoro con le PAS
Io ci sono passata. Sono e funziono così.
Ho creduto per anni di essere sbagliata, finché ho trasformato il mio sentire nel mio superpotere.
Ho unito neuroscienze, coerenza cardiaca, PNL, ipnosi, mindfulness, tapping, regolazione emotiva… e tanta, tantissima ironia (perché ridere ti salva letteralmente la vita).
Oggi accompagno donne Altamente Sensibili a:
- smettere di reagire al mondo ed iniziare a rispondere a sé stesse e da sé stesse;
- regolare le emozioni senza spegnersi;
- trasformare la burrasca emotiva in energia creativa;
- brillare… senza bruciarsi.
Non sei “troppo”
Non lo sei mai stata.
È il mondo che ha provato a rimpicciolirti per sentirsi comodo.
Ora basta.
È tempo di smettere di “aggiustarti” ed iniziare a rinascere intera.
Io ti vedo. Ti ascolto. Ti onoro.
E quando impari a stare nella tua “sensibilità espansa” senza combatterla…
Tutto cambia. Da dentro.
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Sempre con Amore ❤️
Monica


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