Vivere nel cuore e con il cuore: l’arte di accogliere le emozioni

Stamattina mi sono svegliata e poco dopo mi sono sentita profondamente frustrata.
Un imprevisto di ieri, o meglio, la delusione di una situazione a cui tenevo molto, ha profondamente toccato un mio punto dolente… ed oggi, mi ha prontamente servito il conto, manifestandosi chiaramente.

Per un attimo mi sono sentita come se stessi perdendo il “controllo del timone”. Mi sono sentita frustrata. Triste. Stanca.
La mia simpaticissima vocina interiore subito pronta a fare la sua parte, sussurrava:

“Dai su, tu queste cose le insegni… mo’ non puoi cadere proprio tu.”

E invece sì. Sono caduta. Elegantemente eh, tipo il mio gatto Otto quando si schianta perché prende male le misure, ovviamente in slow motion…

E ancora, insistente come una colica, la vocina continuava….

“Ma dai, con tutto il lavoro che hai fatto… ancora ti fai toccare da queste cose?!”

Si.
Perché il lavoro interiore non mi rende invincibile. Mi rende PRESENTE.

In quel momento ho fatto una scelta.
Ho smesso di tentare di “salvarmi” da quella sensazione.
Ho fatto una cosa diversa:
Mi sono portata nel cuore. Letteralmente.
Ho usato una delle pratiche che ho imparato nel mio percorso con l’HeartMath Institute, un metodo che unisce neuroscienza ed emozione in modo molto concreto (e niente affatto “new age”).

E così, non ho risolto tutto, ma ho fatto la cosa più importante:
Non ho lasciato che quel momento decidesse chi sono.
Ho scelto come attraversarlo, con compassione, e non con giudizio.
Ho lasciato che la tristezza esprimesse quello che doveva esprimere, senza fare tutto quel “casino”.

E sai una cosa? Tutto si è trasformato.

Non perché mi sono “sforzata di stare bene”, ma perché ho accolto quello che c’era, e in quel gesto ho riconnesso il filo con la mia interezza, che non amputa le parti sgradevoli, le ascolta.

E poi posso dire una cosa su un mood che ci inculcano in tutti i modi? Basta con l’ossessione del “sempre on”!!!

Viviamo in una società che ci martella con messaggi del tipo:

  • “Sii sempre la versione migliore di te stesso/a!”
  • “Alzati e spacca tutto!”
  • “Se non sei motivato/a, è perché non ci credi abbastanza!”

Ma cosa vuol dire?! Come se “stare giù” fosse un errore… Come se la stanchezza, la tristezza o la confusione fossero dei segnali che stai sbagliando qualcosa.
No, non è così. Non possiamo essere perennemente “Peace and Love”. Non è fisiologico.
Anzi, per assurdo, a volte è proprio in quei momenti che ti stai risvegliando davvero.

Chi lo ha deciso che sei meno valido/a se oggi non ti va di “spaccare” proprio niente? Chi ha deciso che sei peggiore se oggi sei in down emotivo?

Tutto nell’universo si muove per contrazione e rilascio.
Perché tu dovresti essere diverso/a?

Anche tu sei parte del ritmo cosmico.
Non sei nato/a per essere una “macchina produttiva”. Sei un essere umano, vivo, sensibile, meravigliosamente unico.
E quella che oggi chiami “giornata no”, forse è semplicemente una giornata verissima.

Le risposte non arrivano sempre e soltanto nei momenti di “centratura”…

A volte ci vengono nei momenti più strampalati:
Mentre ti lavi i denti, mentre pieghi la biancheria, mentre cucini o guardi fuori dalla finestra…
Tradotto: Mentre ti concedi di non forzarti di essere per forza felice.

E’ lì che cambia tutto.
Perché la vera padronanza emotiva non è stare sempre bene. È sapere chi sei anche quando non stai bene. Ma soprattutto…
È non mollarti la mano, anche quando tremi.

Il messaggio che vorrei lasciarti è che…

Se oggi ti senti spento/a, triste, stanco/a, non pensare che stai fallendo…
Stai vivendo proprio nel modo più autentico che esista.
E se ti fermi, respiri, ti ascolti, e soprattutto non ti giudichi…
…magari scopri che anche quel vuoto ha qualcosa di importante da dirti.

Non sei sbagliato/a quando sei giù.
Non sei rotto/a quando ti senti fragile.
Sei solo profondamente umano/a.
E credimi: sei una meraviglia esattamente così. Sempre.

Con tutto il cuore, sempre con Amore

Monica

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