Negli ultimi tempi ho compreso con chiarezza una cosa che era già abbastanza chiara: i social come Facebook e Instagram non sono proprio “casa mia” (anche se ormai ci abito in affitto e cerco almeno di mettere qualche pianta sul balcone!).
Lo ammetto, non ci sono mai andata particolarmente d’accordo. Forse perché sono cresciuta in un’epoca in cui parlavamo faccia a faccia e il massimo della condivisione era passarsi un bigliettino in classe (rigorosamente piegato a fisarmonica). A quel tempo, le interazioni erano completamente diverse, forse sapevano più da… “cosa genuina”, erano vibranti di emozioni vere, non disperse da uno schermo.
Mi ricordo le risate e i segreti sussurrati nelle compagnie dove ci si incontrava “al solito posto” ed eravamo in tanti… mentre adesso sembra che tutto si riduca a momenti di solitari “like” e commenti, spesso un po’ superficiali. Questo cambiamento mi fa sentire come se vivessi in un mondo dove reale e virtuale si mescolano in modo pericolosamente indistinto, e mi domando se ci sia ancora posto per l’autenticità in questo nuovo paradigma sociale.
Certo, mi sono adeguata all’era digitale (d’altronde non sono ancora del tutto un fossile) ma diciamo che, tra un post infinitamente lungo e una story, continuo a preferire le chiacchierate con gli occhi. Meglio se fatte in presenza ovviamente, ma ormai mi accontento anche di un’aula virtuale… almeno lì si respira un po’ di umanità.
Quando ho qualcosa da dire davvero, ultimamente scelgo YouTube. Lì posso metterci la faccia, la voce, le espressioni (occhiaie e nidi di chiurlo tra i capelli compresi!), senza star lì per forza con il cronometro. Perché nella relazione d’aiuto, quella vera, per me conta esserci per davvero. Non solo con concetti affascinanti e tecnicismi da cattedra, ma con energia vera, presenza…cuore.
Quando invece ho bisogno di andare più a fondo, di ragionare con calma e magari farmi delle domande scomode, mi rifugio qui, sul blog. Dove posso scrivere senza fretta, senza regole markettare, senza l’ansia da algoritmo. Lo considero a volte, una sorta di “diario condiviso” con chi mi legge.
Con questo non sto rinnegando i social, eh, per l’amor del cielo! Anzi, riconosco che ci hanno aperto mondi e connessioni preziosissime. E lo dico con onestà: anche io faccio reel, anche io mi trovo a “ottimizzare” certi contenuti per adattarli ai format del momento. Alcuni sono tratti dai miei webinar, altri sono piccole pillole pensate per arrivare dove (altrimenti) sarebbe difficile arrivare.
Cerco solo di non perdere il centro mentre mi muovo in questo equilibrio un po’ precario tra autenticità e strategia.
Perché sì, a volte basta una frase furba e scritta bene, un meme ben piazzato o un post strategico per guadagnarsi like, followers e soprattutto fiducia. Anche se in fondo, magari il contenuto è ben impacchettato ma povero di reale e costruttiva sostanza…
E anche a me, soprattutto in passato, è capitato di cascarci.
E allora mi chiedo: tutto questo tipo di “intrattenimento”, alla fine, ci avvicina e ci fa evolvere… o ci anestetizza?
Perché poi succede che qualcuno si affida con entusiasmo a certi falsi professionisti… e dopo aver investito tempo, fiducia e soldi, scopre che dietro l’apparenza c’erano solo belle frasi ben scritte e poco più.
Non è un j’accuse, davvero. Ognuno ha il suo stile, i suoi canali, i suoi linguaggi …e ci sta. Anch’io cerco ogni giorno di capire come “esserci” senza sentirmi in un continuo travestimento.
Ma quando mi rapporto agli attuali format marketing che dettano “i tempi giusti” di un video per catturare l’attenzione, e mi ritrovo a fare anch’io contenuti compressi in 15 secondi stile “supposta”, mi chiedo se non ci stiamo un po’ perdendo per strada. Ogni volta un pezzetto della mia anima analogica si deprime.
Nel mio piccolo, sto faticosamente e con calma cercando di trovare il mio equilibrio in tutto questo.
Senza sputare nel piatto digitale in cui, volente o nolente, mangio anche io.
Forse così la strada è più lenta, sicuramente meno affollata… ma decisamente più autentica per me.
Credo ancora che approfondire sia la via maestra.
Che prendersi il tempo per riflettere, raccontare, confrontarsi “vis-à-vis”, ascoltare… sia un atto ad oggi rivoluzionario, quasi.
E scrivo tutto questo proprio per chi arriva qui con reale intenzione, con curiosità, e non per caso scrollando tra un video di gatti, un post pseudo spirituale andante e uno di ricette da 3 ingredienti.
Mi chiedo, e vi chiedo: ci sentiamo davvero connessi quando comunichiamo così?
Amo scrivere (e leggere, ovviamente). Ma so anche che le parole scritte, senza voce, senza volto, senza vibrazione… possono lasciare importanti zone d’ombra. Possono mancare di sfumature, di intonazione, di quei dettagli che fanno la differenza tra un “va bene” e un “va bene ❤️” (che tutti sappiamo non significano la stessa cosa).
Detto questo, riconosco anche il grande valore che per me ha la scrittura: ci concede tempo.
Tempo per pensare, per sentire, per dire davvero quello che vogliamo dire… e non solo quello che ci viene subito in mente per paura del silenzio.
Per questo amo molto questo mio spazio.
Insomma, sto solo aprendo un dialogo. Senza giudizi granitici, ma con la voglia di ascoltare le vostre opinioni e capire di più.
Se vi va, raccontatemi nei commenti cosa ne pensate. Magari anche voi, come me, state cercando spazi più umani, anche nel digitale.
La comunicazione, in fondo, è una danza delicata: a volte elegante, a volte scoordinata, ma sempre significativa, se ci “mettiamo davvero dentro”.
Un abbraccio a chi resta in ascolto, ovunque ci si ritrovi.
E sì, anche se ci leggiamo solo qui, io ci sono. Davvero.
Sempre con Amore,
Monica


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