Procrastinazione: è solo una scelta da cambiare?

In questo ultimo periodo mi capita spesso che le persone mi rivelino la loro difficoltà nel liberarsi da una sorta di loop di procrastinazione e senso di blocco.

A chi non è capitato almeno una volta di sentirsi quasi intrappolato in un ciclo in cui tentava incessantemente di cambiare qualcosa senza però riuscire mai ad ottenere risultati concreti?

Moltissime persone trascorrono anni interi in una sorta di attesa angosciante, sperando che qualcosa o qualcuno possa finalmente trasformare la loro vita, mentre rimangono sospesi in un limbo tra speranza e frustrazione. Viviamo in un mondo in cui la stragrande maggioranza desidera di più: più salute, più felicità, più tempo, più soldi, relazioni più appaganti, un lavoro migliore…eppure, rimaniamo bloccati in routine infelici ed opprimenti.

Questo schema ci intrappola in un desiderio perpetuo, privandoci della gioia della creazione attiva, mentre le nostre aspirazioni diventano fantasmi lontani. Rimaniamo con il cuore schiacciato e la mente in tumulto, e intanto la vita scivola via, ricca di opportunità inafferrabili che ci sfuggono come sabbia tra le dita. E così, ci troviamo a vivere nella frustrazione di non riuscire ad afferrare ciò che desideriamo ardentemente.

Ma cosa succederebbe se smettessimo di aspettare il permesso per vivere la vita che vogliamo davvero?

Ovunque si sente dire che il punto sta proprio nel passare dall’essere osservatori passivi della nostra vita a diventarne i creatori consapevoli. La differenza tra chi si limita a desiderare un cambiamento e chi lo sperimenta realmente, si riduce davvero ad una semplice scelta fondamentale: smettere di chiedere ed iniziare a creare.

Certo, il cambiamento concreto che desideriamo nella nostra vita può richiedere del tempo, perché è necessario ristrutturare tutta una serie di convinzioni limitanti che abbiamo diligentemente costruito nel corso di tutta la vita. E questo richiede impegno, costanza e dedizione. Nella routine di vita che abbiamo, in mezzo alle responsabilità quotidiane – bollette da pagare, lavori frustranti, stanchezza – trovare la forza di mantenere questa continuità non è semplice, richiede davvero molta forza e determinazione. Tuttavia, l’unica verità è che la trasformazione non deriva da fonti esterne, ma scaturisce dalle profondità del nostro essere; inizia dentro di noi, attraverso la straordinaria fusione tra pensiero appassionato ed azione incessante.

I nostri cervelli e i nostri corpi sono progettati per adattarsi e crescere. La scienza è chiara su questo: quando cambiamo i nostri pensieri e sentimenti, cambiamo letteralmente la nostra biologia. Questo significa che ogni volta che affrontiamo nuove sfide o intraprendiamo nuovi percorsi, il nostro organismo modifica le connessioni neurali e rilascia sostanze chimiche che influenzano il nostro stato emotivo. Tuttavia, siamo assuefatti alle sostanze chimiche a cui il nostro corpo è abituato, indipendentemente dal fatto che generino piacere o sofferenza. Questo meccanismo funziona esattamente come una dipendenza.

La trasformazione non è quindi solo una faccenda psicologica: è misurabile a livello fisiologico. Il cervello possiede una straordinaria capacità, nota come neuroplasticità, che gli consente di riorganizzarsi e creare nuove connessioni neurali per tutta la vita. La ricerca dimostra che possiamo letteralmente riprogrammare il nostro cervello attraverso l’attenzione focalizzata e la pratica costante e deliberata.

Quando indirizziamo costantemente nostri pensieri su una nuova possibilità, i neuroni associati a quella possibilità si attivano insieme. Queste attivazioni ripetute, creano e rafforzano nuove connessioni sinaptiche tra i neuroni mentre se ne indeboliscono altre, creando cambiamenti fisici nella struttura stessa del cervello. Questa trasformazione biologica avviene quindi attraverso un processo di “ripetizione” che nel tempo la consolida in modo permanente, rendendo il nuovo schema lo stato predefinito.

La meditazione e le pratiche mentali focalizzate dimostrano di alterare concretamente la struttura cerebrale: la corteccia prefrontale, responsabile della pianificazione e del pensiero conscio, diventa più attiva, mentre l’amigdala, legata allo stress, si riduce. Le implicazioni vanno ovviamente ben oltre il cervello innescando una cascata di reazioni biochimiche in tutto il corpo.

I pensieri che inducono stress ad esempio, attivano il sistema nervoso simpatico, rilasciando cortisolo e adrenalina che indeboliscono il sistema immunitario, inibiscono la guarigione e riducono la capacità cognitiva. Al contrario, pensieri di possibilità e gratitudine attivano il sistema nervoso parasimpatico, rilasciando ormoni “curativi”, ovvero che promuovono la rigenerazione e la chiarezza mentale.

Quando comprendiamo che ogni pensiero produce un effetto biochimico, capiamo la nostra responsabilità per queste reazioni interne. Invece di permettere risposte automatiche a stimoli esterni, possiamo scegliere consapevolmente pensieri che creano stati interni costruttivi. Questa è la chiave per interrompere il circolo vizioso che ci tiene fermi nonostante il desiderio di cambiamento: riconoscere pensieri ed emozioni abituali, che operano in gran parte in modalità automatica, che producono gli stessi stati biochimici, generando comportamenti familiari che danno risultati prevedibili.

Rompere questo ciclo richiede di interrompere il modello automatico attraverso un intervento consapevole e determinato.

Oltre alla dipendenza dalla biochimica a cui siamo abituati, ci troviamo di fronte anche ad un altro ostacolo cruciale: l’inerzia. Come un oggetto a riposo tende a restare immobile, anche il nostro cervello con la sua innata tendenza a preservare energia, preferisce mantenere schemi familiari, persino quando non ci servono più, bloccando così il potenziale straordinario di cui disponiamo.

Ed è in questo modo che si crea un abisso tra la consapevolezza di ciò che dovremmo fare e la volontà di agire. L’inerzia si trasforma in una tempestosa procrastinazione, in una struggente esitazione e in un perpetuo rimandare azioni determinanti per il cambiamento che desideriamo.

Anche conoscendo profondamente i principi della creazione mentale, spesso aspettiamo il “momento giusto” che sembra non arrivare mai.

La capacità di adattarsi non si limita quindi solo all’aspetto mentale in quanto non è un semplice tratto di personalità, ma un vero e proprio processo biologico.

E quindi che si fa?

Partendo dal fatto che è l’azione stessa a generare la motivazione, piccoli passi costanti creano un’energia che si amplifica progressivamente, rendendo ogni azione successiva più facile. Questo è il motivo per cui il primo passo è sempre il più arduo, ed ogni passo successivo si dipana invece con una fluidità sempre maggiore, accendendo la nostra determinazione!

La “prontezza” non è un prerequisito, è un’emozione che nasce dopo il coraggio dell’azione. Ogni piccolo passo, fatto nonostante l’incertezza o la paura, manda un segnale al nostro cervello: “l’azione è possibile!” E così, ogni avanzamento ci libera dall’inerzia che ci trattiene.

Ciò che veramente differenzia i creatori dai sognatori non sono il talento, le risorse o la fortuna, ma il loro audace coraggio nel confrontarsi con l’inerzia. I creatori non attendono passivamente: affrontano la resistenza con decisione. Sanno che il disagio è il prezzo della crescita, non un segnale per fermarsi.

L’energia necessaria per spezzare l’inerzia nasce quindi da un impegno deciso e risoluto. Quando scegliamo intenzionalmente con fermezza, di indipendentemente dalle circostanze o dai nostri sentimenti, attiviamo risorse straordinarie dentro di noi. Questa scelta elimina il dibattito interiore sul se iniziare o meno, perché decidiamo che aspettare non è un’opzione.

Così, nel preciso istante in cui ci lanciamo verso un’azione costante, iniziamo a trasformare la nostra realtà perché diveniamo creatori intenzionali ed attivi. Questo impegno ardente per l’azione, scatena profondi cambiamenti biologici nel nostro sistema nervoso e biochimico, risvegliando ogni fibra del nostro essere. Se ci fermiamo però, torniamo come nel gioco dell’oca, al punto di partenza, interrompendo il processo proprio quando il seme del cambiamento stava per germogliare.

La scoperta più grande, resta per me che il cervello non distingue tra un’esperienza vividamente immaginata ed una reale. Questo significa che possiamo intenzionalmente e consapevolmente indirizzare e convogliare il fisiologico “processo di automazione” nella direzione che desideriamo.

Ogni grande conquista umana nella storia è iniziata con un’intenzione focalizzata chiara che qualcuno si è rifiutato di abbandonare.

La vita e la realtà che viviamo sono sempre e soltanto una questione di scelta.

E tu oggi, alla luce di tutto questo, cosa scegli di fare?

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