Cara Monica, il “gregge” sei tu!

Trovare un nostro vecchio scritto è come ricevere una lettera da chi eri un tempo. Un frammento di passato che riemerge per ricordarti quanto sei cambiata, quanta strada hai fatto.

C’è stato un tempo in cui ero in guerra, vivevo in guerra. Lo ero stata, per tutta la vita, in realtà.

Una guerra silenziosa, ma incessante. Mi sentivo separata dal mondo, separata dagli altri, separata da me stessa. Come se ci fosse un confine invisibile tra ciò che ero e ciò che avrei voluto essere, tra ciò che vedevo fuori e ciò che “portavo” dentro. Una guerra interiore che si riversava sul mondo esterno, rendendolo un campo di battaglia in cui sentivo di dovermi difendere, di dover combattere, di dover resistere.

Ero persa nel “rumore” della quotidianità, soffocata dalle promesse dimenticate, schiacciata dalla frustrazione di non riuscire a dire NO. Mi sentivo intrappolata in un gregge a cui sentivo di non appartenere, soffrendo la mia incapacità di uscirne.

Ero sola, ma nulla e nessuno poteva riempire quella solitudine: mi sentivo sola perché IO mi ero lasciata da sola.

E questo è un mio scritto di quel tempo, 12 anni fa, quando avevo 40 anni.

“…quando il dolore sventra le tue fondamenta perché ti riporta alle ragioni per cui hai scelto una strada anziché un’altra….a quelle stesse ragioni che un tempo governavano ogni respiro e che ora invece sembrano svuotate di ogni significato…a quelle ragioni che guardando una semplice stupenda foto ti travolgono come un fiume in piena e ti urlano, dall’angolo nascosto dove le hai relegate, che sei andata troppo, troppo lontano dalle promesse….che ti sei persa nel quotidiano “rumore” di questa terra….allora quella dignità viene meno…allora c’è solo dolore inutile e rabbia. Una stronzissima, schifosissima rabbia per non saper trovare il coraggio di dire no…e la rabbia aumenta ogni giorno perché il coraggio non lo trovi neanche quando tutto questo diventa un muro che ti impedisce di stare con chi ami…di gioire delle piccole grandi cose. E diventa sempre più difficile trovare le parole per condividere il “mondo al rovescio” che hai dentro, perché non esistono parole…non qui… Ecco di nuovo il fottutissimo limite di questa terra., paradossale ironia di questa trappola corporea…. In giorni come questi, nessuno può entrare, nessuno può capire, nessuno può mitigare la tempesta. Puoi solo aspettare che passi…ancora una volta.

Forse arriverà un giorno in cui con le palle in mano riuscirai a dire basta ed uscire dal gregge che non ti appartiene. Forse arriverà il giorno in cui riuscirai a permettere a qualcuno di entrare nella tua squadra da uno…ma oggi, non è ancora quel giorno e questo è ancora una volta l’unica grande sconfitta”.

Leggere oggi queste parole mi fa quasi sorridere, ma non con derisione. Con infinita tenerezza. Perché ora so che la rabbia che urlava dentro di me non era altro che un messaggio in una lingua che non conoscevo ancora: la mia.

Una sorta di grido disperato della mia parte più vera e genuina che chiedeva di essere vista, ascoltata, riconosciuta.

Poi, lentamente, ho iniziato ad ascoltarla ed ho imparato a vedere…. ME.

Ho compreso che il conflitto che percepivo nel mondo era lo stesso che si agitava in me… e che io vedevo nella realtà esterna come se mi stessi guardando allo specchio.

Molto semplicemente, la mia battaglia con “il fuori” era solo il riflesso della mia negazione “dentro”. Ciò che respingevo, ciò che non accoglievo, ciò che non volevo vedere… era proprio ciò che continuava a ripresentarsi nella mia vita, sotto forme sempre diverse, fino a quando non ho smesso di combattere ed ho iniziato ad ascoltare.

Ed è lì che tutto è cambiato.

E mi si sono aperti orizzonti infiniti e meravigliosi che ora, con tenacia e senza sosta, cerco di condividere con chiunque lo voglia.

Oggi, so che non c’è mai stato nessun gregge da cui fuggire. Perché io stessa sono il gregge.

Io sono il sistema che cercavo di combattere: Io e le mie 30 o 40 trilioni di cellule, tutte vive, tutte presenti, tutte pronte ad ascoltarmi. Un universo in miniatura fatto di miliardi di piccole parti, tutte connesse, tutte pronte a sostenere ogni mio respiro, ogni mio passo, per il “Mio Massimo Bene”.

Ho compreso di essere un sistema multidimensionale, intero e coerente, esattamente come l’universo che mi circonda. Ho visto che le leggi che governano il cosmo sono le stesse che regolano ogni parte di me. Ho smesso di sentirmi un frammento, un’isola sperduta, ed ho iniziato a riconoscermi come un’unità.

Il Tutto coincide e converge nell’Uno. Non c’è separazione. Non c’è mai stata.

E se tutto è Uno, allora io non sono sola.

Non ero mai stata abbandonata, ero io che mi ero lasciata indietro. E nel momento in cui ho smesso di respingermi, ho ritrovato la mia interezza.

Ho capito che tutto ciò che vedevo come “fuori” era solo il riflesso di ciò che respingevo dentro di me. La mia stessa negazione creava la mia sofferenza. E la chiave per la libertà non era lottare o ribellarmi, ma accogliere, accettare, permettere ad ogni parte di me di esistere senza giudizio.

Ho smesso di scappare. Ho smesso di cercare un luogo, un tempo, un qualcuno che mi desse il permesso di essere me stessa.

Mi sono scelta. Mi sono accolta.

Ed è lì che ho compreso: Il senso di solitudine che mi divorava non era altro che la mia assenza.

La mia esistenza è diventata chiara in un modo che non avrei mai immaginato prima:

SONO L’AMORE CON CUI MI TRATTO.

Ogni parola che rivolgo a me stessa è un seme. Ogni pensiero è un’onda che si propaga dentro di me, attraverso ogni più piccola e singola cellula, ogni respiro, ogni battito del mio cuore. E se quell’onda è Amore, allora tutto cambia.

Oggi so che non devo più cercare fuori ciò che è sempre stato dentro. Oggi scelgo di trattarmi con rispetto, con gentilezza, con comprensione. Scelgo di ascoltarmi, di sostenermi, di esserci per me.

Se ora dovessi rispondere a quella me di dodici anni fa, le direi che l’unico vero coraggio non è dire “basta” al mondo esterno, ma dire “sì” a se stessa. Che non c’è nessun gregge sbagliato, perché la vera appartenenza nasce quando scegli di essere il tuo rifugio. E che la libertà non è rompere le catene, ma rendersi conto che non sono mai davvero esistite.

Ma, soprattutto, le direi con tutto l’Amore di cui sono fatta che…

È L’AMORE CON CUI SI TRATTA”.

Perché se ti prendi cura di te con Amore tenero e sincero, se ti parli con gentilezza, se ti concedi spazio per essere chi sei davvero, allora tutto cambia.

L’Amore, quello con la “A” maiuscola, è davvero la chiave che apre ogni porta. L’amore per se stessi.

In conclusione, vorrei dire a tutte le Monica che si sentono in quel modo, che l’unica grande sconfitta che temeva di vivere, si è trasformata nella sua più grande vittoria: il giorno in cui ha scelto di essere INTERA.

E forse, se anche tu ti senti come mi sentivo io, se c’è ancora una battaglia dentro di te, sappi che la risposta non è fuori. Non serve ribellarsi, non serve fuggire.

Serve solo deporre le armi e tornare a casa.

Perché tu sei il gregge.

Tu sei l’Amore.

Tu sei la chiave.

Tu sei la risposta.

Con immenso Amore

Monica

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