Lasciar Andare

Lasciar andare.

Se ne sente sempre parlare e sembrano tutti così saggi quando scrivono post su questo….

Ma cosa vuol dire?

Cosa significa? Come si fa?

Tecnicamente intendo!

Frasi fatte e scopiazzate un po’ di qua un po’ di là, si affollano sulle pagine social di chi “Sa”…

Ma nessuno parla con onestà e trasparenza di quanta fatica ci sia quando si sta vivendo il momento di lasciar andare qualcosa di importante o qualcuno di caro.

Nessuno parla mai di quella fatica densa che pesa quintali ad ogni singolo respiro.

Di quella lacerazione che a volte sembra capace ti strapparti il cuore dal petto.

Di quel vuoto che ti risucchia da dentro.

Nella mia vita, come tutti, anch’io ho dovuto “lasciar andare” più e più volte: persone, situazioni, luoghi, abitudini e consuetudini che sembravano ormai parte e matrice stessa delle mie giornate…ed ogni volta, seppur diversamente, quella spirale un tempo percepita oscura, divenuta oggi familiare, si ripresentava con il suo conto da pagare…con il mio conto.

Quel senso di “realtà alterata”, di incomunicabilità con chiunque avessi intorno…

Quella sensazione così viscida e pregna di separazione, di impotenza, di estrema fragilità e vulnerabilità erano lì, ancora una volta a farmi sentire…. piccola.

Ciascuno ha le sue strategie che nel corso della vita affina su di sé in modo sartoriale: chi si impegna in mille lavori, chi si distrae compulsivamente nei social, chi si abbuffa, chi si annienta con alcol e droghe…chi, come me oggi, si zittisce ed isola.

Ascoltare ciò che accade, respirarci “dentro, sopra e tutt’intorno” mi rende più semplice fluire attraverso quel momento e godere dei doni immensi che porta, anche se a volte tardivamente.

Un tempo sentivo il bisogno di parlare, parlare e parlare… di riempire quel vuoto, di soffocare in qualche modo quel silenzio ululante che sentivo e vivevo dentro di me. Ora invece divento silenziosa, quasi schiva ed introversa.

Qualche volta ci provo pure a parlarne, ma per tornare a scegliere il silenzio, come se l’unica cosa con cui desidero davvero rapportarmi, fosse proprio il mio impegnativo sentire.

È quasi un volerlo onorare. E’ quasi un volerlo addirittura amplificare. Un volerlo lasciare libero di espandersi in me.

Nei momenti in cui riconosco questo processo alle sue battute iniziali, mi viene sempre in mente la frase di quella canzone di John Lennon “Hallo darkness my old friend”… che canzone era? Ah si, “The Sound of Silence”….

 Ciò che cerco di dire è che ho scoperto, nel corso della vita, che questi momenti che catalogavo come un baratro sterile da cui fuggire, sono in realtà autentica e tangibile propulsione, se lo vogliamo. Possono essere di profonda purificazione ed espansione. Sono momenti di bilancio, di crescita, di aggiustamenti indispensabili alla nostra evoluzione, che è per sua natura, essenza della vita stessa.

In questi ultimi giorni, ancora una volta, quell’oscuro vortice ha bussato alla mia porta e come ho imparato a fare da un po’ in qua, gli ho aperto, gli ho sorriso come si fa con un vecchio e caro amico e l’ho lasciato accomodarsi, per ascoltare cosa aveva da dirmi.

È facile professare qualcosa da una situazione di equilibrio e pontificare con “ricette magiche copia – incolla” …più impegnativo è farlo quando sei in ginocchio di fronte alle tue emozioni in tumulto, alle tue paure… quando sei di fronte ai tuoi umani limiti. Quando sei nudo e “disarmato”.

Ed eccomi qui. Scelgo di condividere questa piccola parte del mio privato perché desidero ricordare a chiunque ne abbia il bisogno, che essere “umani” non sempre “wonder”, non sempre al top di noi, è davvero la nostra vera Forza.

Scelgo di condividere questo mio sentire personale ed intimo, perché sono nella piena consapevolezza di non essere le mie emozioni, di non essere le mie preoccupazioni e paure, e soprattutto, di essere totalmente sovrana in quella che definisco la mia giurisdizione.

Scelgo di condividere questo mio sentire perché chi di voi si trova in un momento simile possa specchiarsi nelle mie parole come è successo decine e decine di volte a me nelle parole di altri e chissà, magari potrebbe decidere di provare per una volta, ad accogliere quell’onda anomala anziché cercare di soffocarla o riempirla di rumore e di “fare”… e restare semplicemente ad ascoltarla, lasciandola fare ciò che è venuta a fare: mostrarci una parte di noi che richiede la nostra attenzione e presenza.

E ancora….

Scelgo questa condivisione perché magari, quel qualcuno che si rispecchia in un suo simile attuale sentire, possa anche comprendere che il vero segreto sta nel limitarci ad essere quell’entità superiore che siamo. Che osserva ed apprende, senza identificarsi in ciò che gli è dato di pensare, fare e provare.

Questo per me è lasciar andare.

In sostanza, è LASCIARE CHE SIA.

Vi garantisco che i doni che ne derivano, sono immensi e non smettono mai di dare nuovi frutti anche a distanza di tanto tempo.

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